Per il PUG dobbiamo ancora aspettare

Mentre da mesi si dibatte in città su quale deve essere l’idea di Lecce nel prossimo futuro, qualche giorno fa, è stata presentata quella che doveva essere la proposta del nuovo Piano Urbanistico Generale, il più importante strumento politico di trasformazione fisica, sociale e civile del territorio.

Noi ci siamo stati e possiamo dire che la presentazione del nuovo PUG di Lecce in realtà non c’è stata.

Non abbiamo infatti scoperto niente di nuovo rispetto a quanto già noto nel 2012, esattamente 5 anni fa, quando il Consiglio Comunale ha adottato i 5 temi della nuova Lecce: mura urbiche, città rurale, parco delle marine, isole dell’abitare, Università e Città, l’uovo fritto e la costellazione. Tutti temi già noti, dei quali non c’è stata una descrizione avanzata: le piccole slide che si susseguivano alle spalle della corposa squadra di lavoro, si arrestavano su immagini già viste o scorrevano velocemente sulle nuove elaborazioni, impossibili da decifrare. E del resto nel foyer del Paisiello, non c’era una sola mappa stampata, un’immagine, una fotografia di Lecce. Dopo 5 anni, questa avarizia di immagini vere è il segnale di un’affannosa rincorsa a consegnare alla città un’idea vagamente descritta. In realtà, purtroppo, per quello che abbiamo visto e ascoltato, si è trattato solo di un suggestivo ripasso.

5 anni della Giunta Perrone non sono quindi bastati a consegnarci un piano operativo.

Da adesso infatti, il PUG, prima di essere approvato, dovrà percorrere un lungo viaggio:

essere licenziato come proposta dalla Giunta, da quel momento, presentato alla città oltre la cornice del Paisiello, esaminato dalla commissione urbanistica, adottato in Consiglio, sottoposto al vaglio dei cittadini che faranno le osservazioni e infine, trasmesso in Regione per poi tornare in Consiglio; se tutto va bene, trascorreranno almeno 5 mesi per avvicinarsi all’approvazione.

Ecco perché quella del Paisiello non è stata la presentazione vera del PUG in tutte le sue componenti, ma solo un annuncio, una messa in scena coerente con il palcoscenico di un teatro.

La verità è che dopo 5 anni di attesa dobbiamo ancora aspettare di leggere la Relazione, le tavole, i numeri e le norme tecniche di attuazione, per capire bene i contenuti di una città “più ecologica e capace di crescere armoniosamente con poche regole, con un ridotto consumo di suolo e intervenendo sull’esistente”, come descritto dal consulente scientifico Ricci.

Temi che, nuovamente, ieri sera, sono stati trattati vagamente senza esempi concreti, con non poche perplessità per chi ha partecipato con la speranza di capirne di più. Su questo, non si può non rilevare l’avarizia dell’Ufficio di Piano di supportare la relazione del consulente di apparati tangibili di consultazione.

Temi dei quali non ci sembra cogliere l’originalità dell’identità cittadina e che semplicemente rispondono ad oggi, ad un’interpretazione adempitiva delle regole della nuova legislazione regionale e nazionale.

Temi che in 5 anni, mentre si consumavano varianti e piani di alienazione, sono così rimasti mero richiamo simbolico, tanto è vero che il Piano oggi non è ancora consegnato e operativo. Il segno tangibile che non c’è reale consapevolezza sull’urgenza di offrire alla città una visione integrata, capace di renderla migliore per i suoi cittadini, motore per la Provincia, e di garantire a tutti i privati occasioni certe di investimento e in molti casi di riscatto.

Possiamo certamente dire che il lascito della Giunta Perrone ad oggi resta così un’idea politica vaga della città tutta ancora da verificare. Per questo l’altra sera si è consumata un’occasione sprecata. Ad esempio, è mancato nell’esposizione un riferimento alle progettazioni in essere: dal recente progetto sulle periferie, classificatosi terzo nella graduatoria nazionale, ai laboratori sul paesaggio, alle esperienze della rigenerazione. Non è questa la testimonianza dell’incapacità ad oggi a costruire un discorso sistemico?

Dopo aver ascoltato i relatori abbiamo così posto delle domande:

  1. quali strategie mette in atto il PUG per riqualificare i contesti degradati della nostra costa? (Torre Chianca ad esempio).
  2. Quale nuovo modello di mobilità e accessibilità – parcheggi, disegno dei percorsi del trasporto pubblico, accessibilità ai servizi – immagina il PUG per Lecce?
  3. Come il PUG disegna la costruzione della città pubblica – domanda di casa, potenziamento e gestione degli spazi pubblici, servizi e attrezzature?
  4. Quando scatteranno – dal momento dell’adozione e fino all’approvazione  – le norme di salvaguardia, ossia la sospensione dell’attività edilizia incompatibile con le nuove regole del PUG? .

Tutte domande rimaste senza risposte chiare capaci di restituire certezze operative, lucidità di visione, chiarezza di obiettivi, impegni temporali. Ecco perchè vorremmo che il PUG venga subito licenziato dalla Giunta, perché al più presto venga reso pubblico e consultabile, consegnato ai cittadini, messo in mostra, per comprendere a fondo, osservando gli elaborati, come Lecce è cambiata e come sarà, senza ancora aspettare.

(rita miglietta)

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