La Città della Musica. Le note stonate.

La Città della Musica si trascina fin dall’inizio un difetto di fondo:

quello di essere pensata essenzialmente come uno straordinario e bellissimo oggetto, soltanto evocato rispetto ad una sua reale realizzazione.

Come il teatro Apollo infatti, siamo di fronte all’ultima storia di ambizioni fino ad ora in gran parte simulate.

Del resto, sono passati 17 anni da quando fu ideata:

  • nel 1999 è all’interno del PRUSST;
  • nel 2003 è oggetto di un incarico di progettazione preliminare in un piano particolareggiato adottato nel 2007 dal CC;
  • nel 2009 è inserita come intervento strategico di Area Vasta Lecce,
  • nello stesso anno, la Giunta Perrone sceglie di liberarsi di quel progetto preliminare e bandisce un concorso internazionale di idee, poi vinto nel 2010 da Álvaro Siza.

Tra il 2003 e il 2009, trascorrono così 6 anni, l’Amministrazione, non avendo ancora le idee chiare, sceglie quindi di rinnovare la progettazione della Città della Musica con lo strumento del concorso di idee, che appunto, in quanto tale, si fermava ad una dimensione ideativa, lasciando, ancora una volta, il progetto scoperto delle premesse necessarie alla sua realizzazione.

Il programma del Concorso prevedeva due lotti funzionali pensati all’interno delle cave di Marco Vito: il Parco delle Cave e la Città della Musica, un grande centro polifunzionale pensato per ospitare spettacoli, con due auditorium per complessivi 1000 posti, attività di produzione musicale, una biblioteca, un archivio musicale e servizi commerciali. (6 piani: 3 sotto il livello della quota zero, 3 sopra)

Il Parco delle Cave, e la realizzazione del Ponte su via del Ninfeo, ( opera questa aggiuntiva rispetto al programma iniziale), sono in fase di realizzazione, grazie ai finanziamenti regionali della rigenerazione e del Piano delle Città (9 milioni di euro è la somma che si sta spendendo con un co-finanziamento dell’amministrazione pari a 500 mila euro).

La città della Musica, il cui costo oggi ammonta a 50 milioni di euro, è rimasta invece congelata sulla carta.

Si è redatto un progetto architettonico, senza che a questo venisse affiancato un progetto strategico che ragionasse:

  • su un piano per l’intercettazione delle adeguate risorse finanziarie,
  • sulla gestione del polo musicale con l’individuazione dei soggetti adatti a governarlo e sulla sua sostenibilità economica,
  • sul suo posizionamento su scala nazionale, europea e del Mediterraneo

Aspetti questi, tutti indissolubilmente legati alla redazione di un tale progetto la cui ambizione appare appunto, poco credibile .

Di fatto in questi 17 anni non c’è mai stata una strategia vera che costruisse una visione di lunga durata attorno a quel progetto, ed è anche per questo che i leccesi non lo conoscono, chissà se hanno una aspettativa a riguardo, non sapendo effettivamente di cosa si sta parlando.

Un po’ come per il ribaltamento della stazione ferroviaria; progetti importanti che, chi in questi anni ha governato, ha dato più l’impressione di fare per sé, più che per la città, visto che non sono trasformazioni complesse, da condividere con azioni di partecipazione pubblica: mostre, dibattiti, convegni, come avviene altrove.

La domanda di spazi adeguatamente attrezzati per manifestazioni musicali è indiscussa certo, e a questa bisogna rispondere. Lecce ha bisogno di infrastrutture per accogliere spettacoli e concerti, per coltivare e promuovere le produzioni musicali, per migliorare la sua offerta culturale che non è sempre all’altezza della ormai evidente competizione urbana tra le città italiane nelle politiche e nel mercato culturale.

Ora, le strade sono tante, certo si può ancora aspettare e cercare di finanziare l’edificio così come lo ha immaginato il Maestro Siza, ma possiamo, dopo tutto questo tempo, continuare a farlo in questo modo? Senza le necessarie  premesse gestionali? Oppure siamo solo interessati ad avere a Lecce esclusivamente la firma di uno dei più importanti architetti del mondo ? Mortificandone il progetto?

Se ad un’ambizione grande, non si risponde con un’adeguata strategia, è più credibile e opportuno rivalutare il tempo trascorso e cosa ha prodotto rispetto ad aspettative che sono ancora oggi eluse.

Perché, senza un piano gestionale è poco credibile l’insistenza con la quale l’Assessorato ai Lavori Pubblici chiede alla Regione, a scatola chiusa, 50 milioni di euro, all’interno della Rigenerazione urbana.

Un’altra strada può essere allora quella di pensare ad un progetto ridimensionato, ma non per questo meno valido, o più importante per la Città ed esclusivo nel panorama nazionale.

Un progetto che  consenta al parco delle Cave di ospitare concerti e manifestazioni all’aperto e a dotarlo di una infrastruttura leggera ma efficiente, meno onerosa di 50 milioni di euro, che possa adagiarsi nelle cave in un tempo più breve e controllato, un edificio meno materico, la cui attrazione sarebbe garantita dall’incredibile paesaggio delle cave e meno dalla sua monumentalità, intesa come grandezza.

Gli esempi nazionali e non solo per immaginare un approccio diverso non mancano, basterebbe osservare con più curiosità ad esempio, cosa sta facendo Mantova, Capitale Italiana della Cultura 2016, con 200 mila euro ha dotato la città di istallazioni adeguate ad ospitare spettacoli all’aperto, garantendo esclusività dell’esperienza di fruizione, grazie alla valorizzazione del suo paesaggio dell’acqua;

una scelta diversa, certamente imparagonabile, ma utile magari per provare a cambiare approccio.

(Rita Miglietta)

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