Tutto quello che avreste voluto sapere sul Piano Comunale delle Coste.

IL PIANO COMUNALE DELLE COSTE E’ ANCORA NELLA FASE PRELIMINARE 

Quello che a mezzo stampa l’assessore Martini ha annunciato essere il Piano delle Coste (PCC)  in realtà è ben altro.
La delibera del 13 giugno ha solo la funzione di di ufficializzare a tutti gli enti interessati l’avvio della pianificazione costiera per l’apertura delle consultazioni in materia ambientale.
Questo significa che non si può ancora adottare il Piano perché nei 4 anni trascorsi dall’inizio del procedimento non sono state avviate le procedure necessarie a verificare la compatibilità con le sensibilità ambientali del nostro litorale  (dove insistono numerose aree Sic, il parco naturale del Rauccio, oltre a diffusi e importanti fenomeni di erosione costiera).
Mancano all’appello la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e di Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) che, essendo a tutti gli effetti elaborati del Piano, devono essere rigorosamente redatti prima della sua adozione ( non posso adottare un Piano del quale non ho valutato attentamente gli impatti).
Eppure questi aspetti sostanziali erano già noti nel 2012 ad inizio del procedimento perché previsti dalla normativa regionale e nazionale.

Dobbiamo quindi ancora attendere gli esiti della della Vas e Vinca prima che la Giunta possa adottare il PCC, portarlo in consiglio comunale per l’approvazione, trasmetterlo in Regione per la compatibilità con il Piano Regione.
Non è sicuro che tutto possa concludersi entro questa consiliatura.
Un ritardo politico e amministrativo che penalizza le marine e la città.

 

IL PCC E’ UN PIANO CHE NON SI VUOLE RENDERE PUBBLICO 

La fretta di voler dare un annuncio ingannevole alla città ha indotto la Giunta Perrone ad una colpevole amnesia Vas e Vinca sono procedure che devono svolgersi favorendo il più ampio coinvolgimento pubblico e durante le quali è prevista la fase delle consultazioni pubbliche perché si possano presentare osservazioni.
Un aspetto decisivo perché il Piano possa considerarsi uno strumento di governo condiviso.
Eppure la giunta si è limitata a pubblicare on line il Piano senza promuovere nessun incontro di presentazione alla cittadinanza; né l’Ufficio Tecnico del comune può considerarsi spazio idoneo a far conoscere alla città il Piano.

Un approccio non nuovo a questa stagione di governo, allineato alla scarsa propensione al confronto con la città, ma anche con le minoranze, visto che gli elaborati del Piano oggi sorprendentemente completi (relazioni, cartografie e norme tecniche di attuazione) non sono stati mai stati finora illustrati nelle numerose commissioni urbanistiche convocate allo scopo.

Dopo decenni di vuoto programmatorio  e promesse disattese – come ufficialmente dichiarato dalla giunta con proprio attole nostre marine meritavano una diversa centralità nel dibattito pubblico a voler dare coerenza e significato autentico ai tanti annunci di rilancio e attenzione di questi mesi.

 

IL PCC E’ TUTTORA INCONSISTENTE NELLA PARTE PUBBLICA E PRIVATA

La documentazione pubblicata on line contiene oggi numerose questioni di notevole interesse pubblico che avvertiamo utile presentare alla cittadinanza.
Su tutte, l’analisi e la ricognizione dello stato di fatto della spiaggia, le previsioni future di nuovi e diversi attuali utilizzi del litorale. Che non si ha la volontà di presentare alla città. Secondo noi per tre ragioni.

  1. perché non si conoscono ancora i tempi di quando il PCC potrà essere approvato: quando avverranno gli adeguamenti delle situazioni oggi incompatibili,
    quando si interverrà sull’erosione costiera;
  1. perché il PCC è tuttora inconsistente:
    nella parte che definisce obiettivi, risorse, tempi, forme e regole e del progetto pubblico del litorale ( parcheggi, reti ciclopedonali, aree a verde attrezzato, servizi pubblici, ripascimenti, riqualificazioni);
    nella parte del progetto privato dei concessionari (regole insediative, consistenze, tipologie, tecniche costruttive, ipotesi concrete di recupero ambientale). Nulla di tutto questo è desumibile dalla documentazione di quello che dovrebbe invece essere un Piano particolareggiato della spiaggia;
  2. perché approvare il PCC significa fare scelte politiche prendere decisioni che inevitabilmente finiscono per scontentare alcuni:
    rischio considerato evidentemente troppo alto a pochi mesi dal voto.

Non a caso l’unico vero annuncio a poche ore dall’approvazione della delibera è stato quello relativo al rilascio di nuove concessioni demaniali provvisorie di durata annuale per la gestione di spiagge libere attrezzate. A voler ribadire che nella testa di questa amministrazione il PCC non è strumento di regolazione di interessi collettivi a tutela del territorio e del paesaggio, ma principalmente strumento di gestione di interessi particolari come tutto il dibattito dell’ultimo anno conferma.

 

IL PCC E’ CONSIDERATO UN MERO STRUMENTO DI RILASCIO DI CONCESSIONI DEMANIALI

Viene proposta una visione futura delle spiagge leccesi caratterizzata da una fruizione estensiva del litorale: si prevede, infatti, di incrementare le 28 concessioni demaniali esistenti prevedendone ulteriori 30 nonostante erosione e pressione insediativa (stabilimenti balneari, spiagge per elioterapia, ristorazione, bar, ricezione, animali da compagnia, sport e corridoi di lancio).
Ciò a inevitabile danno della spiaggia libera nonostante l’aumento della stessa sia stata una priorità nell’85% delle interviste effettuate negli anni scorsi dall’Università del Salento, come riportato nei documenti del Piano.

Questa è un’autentica sorpresa. Ricorderete che nella nostra ultima conferenza stampa del 14 maggio scorso rendemmo note le conclusioni contenute nella relazione preliminare del PCC:
l’unica destinazione normativamente compatibile con il PRC è quella di Spiaggia Libera“.
Domanda: come mai questa clamoroso cambio di impostazione?

A fronte di una situazione ambientale di estrema problematicità riassumibile in questi numeri (oltre 3 Km di spiaggia in erosione, 2 km di costa priva di demanio,  oltre 5 Km di spiaggia con profondità inferiore ai 15 mt dei quali 1.234 mt concedibili in deroga) le aree libere vengono nell’insieme occupate in modo pressoché continuativo e indistinto su tutto il litorale.
Con il seguente risultato:
3.530 mt di stabilimenti balneari, (solo 300 mt in meno rispetto agli esistenti);
3.559 mt di spiaggia libera e 1.873 mt spiaggia libera con servizi, (di cui 8 concessioni in deroga ai parametri del PRC);
solo 200 mt in più di spiaggia libera rispetto alla soglia minima prevista per legge (60%).

Una scelta politica chiara che concepisce  la spiaggia pubblica come una questione meramente adempitiva, e non un tema attorno al quale rigenerare le marine.
Un progetto che immagina tutto il demanio concedibile senza però dotarlo dell’ossatura portante necessaria a farla funzionare.
Un esempio emblematico: a San Cataldo si prevede un grande progetto di espansione per il varo e l’alaggio delle imbarcazioni ma non un sistema adeguato di aree a parcheggio a supporto.
Una clamorosa mancanza di contenuti, una grave inadempienza politica che ancora concepisce l’offerta turistica come qualcosa che spetta unicamente in capo ai privati.
Ulteriore conferma di questo approccio alla pianificazione costiera deriva dal fatto che il Piano non contiene nessuna revisione della dividente demaniale, quella linea cioè che distingue il demanio pubblico dalla proprietà privata, che in lunghissimi tratti, (2 Km), galleggia in acqua sottraendo spiaggia alla collettività.

 

IL PCC CHE SI PREFERISCE NON DETTAGLIARE

Ci sono molte concessioni demaniali che dovranno spostarsi per oggettive incompatibilità:
perché dislocate in tratti di spiaggia in erosione (lido Ponticelli);
perché più estese delle dimensioni massime ammesse;
perché insistono su beni vincolati.

Ci sono diffuse situazioni che dovranno essere oggetto di riqualificazione:

tutti gli edifici di tipo stabile in muratura che insistono sul demanio quali gli storici lidi di San Cataldo, Frigole, Torre Chianca devono convertirsi in strutture precarie;

lunghissimi tratti di spiaggia in erosione che dovranno essere sottoposti ad attenti progetti di ricostruzione ambientale che imporranno lo spostamento dei lidi balneari esistenti (vedi Pevero Beach, Pachamama, Sole Luna a San Cataldo).

Ci sono grandi questioni ambientali – legate alla presenza di Rauccio e Torre Veneri –   che nel PCC non assumono centralità:
a Torre Veneri ad esempio si propone un grande impianto di acquacoltura, oltre il Sic mare;  a Rauccio dove la presenza del Sic e del Parco naturale non determinano particolari distinzioni nella distribuzioni delle concessioni, rispetto ai tratti con bassa sensibilità ambientale.

C’è la rinuncia a mettere il litorale in sinergia con il PUG, forse la più grande debolezza di questo Piano delle Coste.
Il PCC infatti non definisce nè localizza gli usi compatibili con le attività turistiche balneari; gli spazi extrademaniali a queste annesse che potrebbero alleggerire una spiaggia ormai relittuale; non fa nessuna ricognizione dei servizi turistici esistenti (alberghi, residence, ristoranti).
Alcuni esempi: a previsione di un parco agrimarino, la restituzione al pubblico della spiaggia di Torre Veneri oggi sede del Poligono Militare, la realizzazione del Parco Archeologico all’interno del Molo di Adriano, senza il Piano Urbanistico restano solo timide evocazioni .
Ulteriore conferma di questo livello di astrazione è l’assenza di sinergie con il Piano del Commercio a fronte di numerose concessioni che il PCC prevede per altre attività commerciali.

 

CONCLUSIONI

Quello pubblicato con la delibera del 13 giugno è una previsione di PCC.
Essa prende atto di una situazione estremamente critica del nostro litorale (erosione, pressione insediativa, frammentazione dei beni ambientali, inadeguatezza delle concessioni demaniali esistenti) ma che non interviene in alcun modo per correggerla. Anzi.
Annuncia uno sfruttamento totale delle spiagge aggrappandosi ad ogni deroga ammessa e superando il raddoppio  delle concessioni esistenti. (sommando alle concessioni turistiche balneari tutte le altre – il PCC non si occupa solo dei lidi infatti)

Un PCC che rinuncia ad essere strumento strategico di riqualificazione e rilancio delle nostre marine:
viene assolutamente minimizzata la cornice pubblica delle azioni necessarie e non più rinviabili;
si limita al mero rispetto delle previsioni standard regionali nel rapporto tra spiaggia pubblica e spiaggia in concessione;
si concentra sul rilascio di nuove concessioni demaniali marittime immaginando che l’interesse della collettività coincida esclusivamente con la sommatoria di tanti interessi privati soddisfatti, per altro senza inserirli in una chiara cornice efficace di gestione del demanio.

Troppo poco se si considera che il procedimento è stato avviato nel 2013.
Dobbiamo pretendere molto di più:
che il PCC venga adottato dalla giunta e approvato dal consiglio prima della scadenza di questa consiliatura.

Per poter raggiungere questo importante traguardo occorre fare presto e bene.
Come?
Organizzando un ciclo di incontri pubblici calendarizzati su ciascuna delle nostre marine per favorire la più ampia partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse.
Incoraggiando la presentazione delle osservazioni di tutti i soggetti interessati entro i 60 giorni dalla pubblicazione della delibera, avvenuta il 13 giugno.
Procedendo ad un  una revisione della dividente demaniale, che restituisca quei 2 km di spiaggia al demanio pubblico.
Un punto deve essere chiaro e non ci stancheremo di ripeterlo:
non c’è rigenerazione possibile delle nostre marine senza un PCC  capace di tenere assieme emergenze ambientali, sviluppo balneare, attrattività turistica; non c’è rilancio possibile delle nostre marine senza la tutela del suo demanio.

 

 

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