198 euro: la penale tributaria pagata dai leccesi.

I dati ufficiali ci consegnano questa realtà:
noi leccesi versiamo alle casse comunali molto più di quanto accade alla stragrande maggioranza degli 8.000 comuni italiani. 

E’ quanto emerge dal report pubblicato nelle scorse settimane DEMOSKOPIKA – istituto di ricerca economica e sociale – e dedicato alla pressione tributaria nei comuni italiani.
E’ stato calcolato – consultando i bilanci consuntivi – quanto hanno versato nel 2015 i contribuenti per il pagamento di IMU, TARI, TASI, addizionale IRPEF, imposta sulla pubblicità, imposta comunale di soggiorno
(pressione tributaria = entrate tributarie/popolazione).

Cosa è emerso?
che ciascun cittadino ha versato mediamente nelle casse degli oltre ottomila comuni italiani circa 611 euro .
Sono i liguri i più vessati d’Italia con una pressione tributaria comunale procapite pari a 877 euro, immediatamente seguiti dai cittadini della Valle d’Aosta (814 euro), del Lazio (766 euro), della Toscana (729 euro) e dell’Emilia Romagna (718 euro). Sempre al di sopra del dato medio italiano si collocano i residenti in Piemonte e Umbria rispettivamente con 653 euro e 658 euro pro capite. Tredici le rimanenti regioni la cui pressione tributaria comunale si posiziona al di sotto della media italiana: Lombardia (607 euro), Abruzzo (595 euro), Marche (589 euro), Campania (561 euro), Veneto (552 euro), Puglia (552 euro), Friuli Venezia Giulia (524 euro), Basilicata (510 euro) e Trentino Alto Adige (503 euro). A chiudere la classifica dei cittadini meno vessati d’Italia, il Molise (492 euro), la Calabria (486 euro), la Sicilia (479 euro) e la Sardegna (471 euro).”

Una situazione, scrivono gli analisti, determinata dei tagli dello Stato ai Comuni che ha imposto ai governi comunali di aumentare la tassazione locale per poter garantire i servizi essenziali alla collettività.
Una situazione, come evidenziano i dati, che segnala naturalmente disomogeneità evidenti e che rimanda, conseguentemente, alle situazione specifiche di ogni città.

E a Lecce?
Nel 2015 – secondo ultimo consuntivo approvato – il nostro indice di pressione tributaria è stato pari a € 808.
In altre parole il contribuente leccese ha versato 198 euro in più rispetto alla media nazionale (pari a 611 euro) , 257 euro rispetto alla media pugliese (pari  a 552 euro).
In questi due importi si riassume la specificità della nostra situazione all’interno di un quadro diffuso di generale sofferenza.
Inutile polemizzare con i numeri.

Tutte le polemiche di questi giorni – che hanno visto il sindaco impegnato a smentire i dati diffusi dalla UIL sulla tassazione relativa alla seconda casa che attesta Lecce tra le città più care d’Italia – possono risolversi partendo da queste due cifre:
+ 198 euro di tributi pagati di leccesi rispetto alla media nazionale;
+ 257 euro di tributi pagati dai leccesi rispetto alla media pugliese.

Una sorta di “tributo aggiuntivo” dovuta per le politiche di bilancio di questi anni, segnati da incredibili sprechi che hanno portato il comune al pre dissesto e che siamo costretti a versare senza ritorni positivi sulla qualità dei servizi pubblici locali.
Una doppia beffa.

Se i leccesi alle prossime amministrative decideranno di votare “col portafoglio in mano” potranno punire chi ha loro imposto questa “penale“.

 

 

 

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