Sulle spiagge leccesi non potranno essere rilasciate nuove concessioni demaniali

Oggi parliamo di concessioni balneari,  di Piano Comunale delle Coste e – inevitabilmente – della marine leccesi.

Ogni volta che si affronta il tema della rigenerazione del litorale dobbiamo sempre partire da questa premessa:
Tutti gli interventi posti in essere dall’Amministrazione Comunale sulle marine leccesi non hanno mai risposto ad una logica organica ed unitaria che soddisfacesse le effettive esigenze del territorio”.
La sistemazione ed infrastrutturazione delle aree in questione è stata condotta perciò in maniera saltuaria e rarefatta, disseminando deficienze e carenze in termini strutturali, infrastrutturali, paesaggistici e naturalistici, e giammai, rispondendo ad un ampio progetto generale volto ad una crescita ed ad uno sviluppo sostenibile della zona”

Dichiarazione messa nero su bianco dalla Giunta Perrone con una delibera del 2013 e che può considerarsi il testamento di un fallimento politico.

Anche questo passaggio è disseminato di deficienze e carenze; con  interventi che non hanno soddisfatto le effettive esigenze del territorio.

UN RITARDO CLAMOROSO

Nel 2012 presentammo una mozione con la quale chiedevamo l’avvio urgente delle procedure per l’approvazione del PCC. Venne bocciata dalla maggioranza (con il voto di chi oggi chiede chiarezza).
E di nuovo nel 2013 con una serie di sollecitazioni pubbliche alla quale l’assessore Martini rispose così:  “In merito alle critiche avanzate dal consigliere Carlo Salvemini relativamente al nuovo Piano comunale delle Coste sono opportune alcune precisazioni. (…) Siamo a buon punto, continuo a restare fiducioso: entro l’anno (!) il lavoro sarà ultimato per essere poi portato all’esame del Consiglio comunale per l’adozione e, successivamente, all’attenzione della Giunta regionale per la definitiva approvazione” (11 settembre 2013)

UN PROCEDIMENTO TORTUOSO

Nei giorni scorsi – su nostra esplicita richiesta – abbiamo chiesto che venisse presentata alla commissione urbanistica tutta la documentazione relativa al PCC. Abbiamo così scoperto che esiste un relazione preliminare – di fatto un vero e proprio documento d’indirizzo politico – acquisito dagli uffici privo di data  e mai approvato né dal consiglio comunale né dalla giunta.
Abbiamo ricevuto delle norme tecniche di attuazione che non hanno nessuna validità in attesa dell’adozione della relazione definitiva.
Insomma una gestione non solo colpevolmente lenta ma lacunosa e opaca in molti suoi passaggi.

INCAUTE PROMESSE

L’amministrazione comunale ha fornito l’elenco completo delle domande presentate da privati per il rilascio di 19 nuove concessioni demaniali marittime.
C’è stato molto fermento attorno ai dati diffusi: da parte di chi paventa favoritismi e discrezionalità a vantaggio di qualche fortunato imprenditore; per l’annuncio che in ogni caso le domande già protocollate godrebbero di un diritto di precedenza quando verrà approvato il PCC

Le 19 domande per nuove concessioni non possono attualmente avere un esito positivo per 3 ragioni sostanziali

  1. Perché il litorale leccese è in erosione – oltre 3 km calcolati nella relazione preliminare – e la L.R.17/2015 e le NTA del Piano Regionale della Costa (PRC)  stabiliscono che, in assenza di Piano Comunale della costa (PCC), nuove concessioni possono essere rilasciate solo se localizzate in tratti di costa non in erosione.
  2. Perché il litorale leccese ha lunghi tratti di spiaggia con profondità inferiore a 15 metri; condizione che, secondo l’art.5.2 delle NTA del PRC, impone il divieto di concessione salvo deroghe garantite dagli studi del PCC  (ma il PCC non c’è!)
  3. Perché sul litorale leccese insistono foci di corsi d’acqua ed emergenze archeologiche e di pertinenza di beni storici ed ambientali non concedibili.

Del resto lo dice pure la relazione preliminare redatta dai tecnici incaricati dall’amministrazione comunale:

“l’unica destinazione normativamente compatibile con il PRC è quella di Spiaggia Libera”


Non c’è bisogno di attendere il parere dell’avvocatura comunale per informare i 19 privati che le loro domanda di concessione non potranno essere accolte.

Va detto anche che le stesse domande di nuove concessioni non potranno godere di alcun primato.
Perché il PCC detterà le regole per l’assegnazione delle nuove concessioni che dovrà avvenire mediante procedura di evidenza pubblica, attravrerso un bando
.

Si deve restituire alla nostra costa questa amara verità, esito di 3 lunghi anni di inadempienza, nei quali alla domanda crescente di fruizione costiera si è risposto con bugie e annunci.
Un eventuale allargamento dell’offerta di concessioni demaniali avrebbe potuto essere garantita da due fattori :

  1. un programma urgente di interventi per la riduzione dell’erosione costiera;
  2. un adeguamento e ripensamento delle attuali 34 concessioni delle quali alcune superano il limite massimo di fronte mare concedibile pari a 150 mt. Sulla costa leccese infatti ci sono concessioni che superano i 300 mt. di lunghezza di fronte mare.

Quindi:
1. le marine leccesi sono in erosione costiera;
2. il comune di Lecce non ha ancora approvato il PCC;
3. siamo costretti ad essere disciplinati da uno strumento sovraordinato – il PRC regionale – perché inadempienti
4. non possono essere rilasciate nuove concessioni demaniali marittime;
5. quelle vigenti potrebbero avere validità sino al 2020;
6. dalla data di approvazione del PCC devono trascorrere almeno tre anni prima del rilascio di nuove concessioni durante i quali è obbligatorio intraprendere iniziative di mitigazione dell’erosione costiera;
7. l’assegnazione delle nuove concessioni dovrà avvenire mediante bando.

Al momento il vero dato politico resta  il clamoroso ritardo del Comune di Lecce nell’approvazione del PCC:
che danneggia la nostra costa a causa di un’erosione che non è comprensiva delle inadempienze di Palazzo Carafa;
che mortifica i cittadini che non dispongono dello strumento di programmazione cardine che garantisce loro accessibilità ciclopedonale al mare, parcheggi, spiagge libere attrezzate;
che penalizza i nuovi aspiranti imprenditori balneari cui è impedito poter avviare nuove attività.

La mancata approvazione del piano comunale della coste è il primo e principale danno arrecato alle nostre marine.

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