Non ha più senso guardare al Piano Traffico

All’unanimità, a febbraio il Consiglio Comunale ha approvato  la nostra mozione per la redazione di un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, le cui premesse, condivise, decretano il fallimento di una lunga stagione di governo sulle politiche della mobilità, mandando nel cassetto gli strumenti fino ad ora redatti.
Nonostante ciò, il dibattito pubblico sulla situazione del traffico a Lecce è ancora inchiodato su due punti:

  1. l’orizzonte del Piano Traffico, strumento obsoleto;
  2. una visione ristretta della città che procede per pezzi, guarda ad esempio al cuore antico senza curarsi dell’intorno.

Per il bene di Lecce è più utile allargare lo sguardo, considerare la città come un sistema, spingere perché venga redatto un Piano Urbano della Mobilita’ Sostenibile.

Ecco alcuni passaggi della nostra mozione, qui interamente consultabile

La complessità del sistema della mobilità è tale che non può considerarsi risolta solo con l’attuazione del Parcheggio Ex Enel, di Piazza Schipa e del ribaltamento della stazione Ferroviaria, perché nel frattempo nuovi progetti hanno aumentato l’attrattività del centro urbano con conseguente aumento del volume del traffico, sono stati sottratti alcuni posti auto a vantaggio di progetti di riqualificazione, Mura Urbiche, altre varianti hanno generato situazioni fortemente problematiche: P.zza Palio, complesso Agave solo per fare un esempio, o il difficile reperimento di un adeguato numero di parcheggi nelle nostre marine. Ragionando solo nel centro urbano, la riduzione dell’attuale traffico interno al centro storico grazie all’attivazione di parcheggi di EX Enel e P.zza Schipa ridurrebbe il volume di traffico del centro storico ma non consentirebbe una riduzione del volume nell’intorno, specie nei momenti di massima influenza, perché siamo in assenza di spazi pubblici da adibire parcheggio con funzione di cuscinetto e contenimento.

Alcuni degli obiettivi falliti dagli strumenti approvati sono i seguenti:

1 Il trasporto pubblico del Filobus, come certificato quest’anno da SGM, non è in grado di attrarre il numero di passeggeri che si era prefissato, un numero che negli ultimi 5 anni è addirittura diminuito, il resto del trasporto pubblico non riesce a rispettare adeguate performance,

2 il dato di partenza del PUM sulla natura degli spostamenti era di 95% trasporto privato e solo il 5% trasporto pubblico-, nell’insieme le due modalità di spostamento non riescono ad armonizzarsi alla struttura viaria della città;-

3 le strade del centro non riescono a sostenere l’attuale eccessiva promiscuità di flussi;

4 Il centro storico è privo di un adeguato funzionamento della ZTL capace di ridurre effettivamente il numero delle automobili;  ( il nuovo regolamento è stato approvato, i controlli stentano)

5  le isole pedonali come previsto, non sono aumentate in modo decisivo, molti punti nodali non sono stati ridisegnati, ad esempio Piazza Mazzini, P.zza Libertini e Viale XXV Luglio;

6 la previsione di avviare una politica di realizzazione di parcheggi pubblici aggiuntivi alle grandi strutture, non ha avuto nessun impulso;

7 la mobilità dolce non è aumentata secondo le aspettative e non esiste ancora una rete di collegamenti ciclabili;

8 non sono state avviate zone 30 diffuse, non sono state promosse azioni per i servizi car sharing ( alcuni progetti recenti come via Leuca, mettono a rischio l’obiettivo il raggiungimento di un miglioramento della mobilità per l’assenza di uno sguardo d’insieme);

Le ragioni che hanno determinato la mancata attuazione degli obiettivi dei piani, decretandone il fallimento, oggi sono inconfutabilmente da ascrivere al mancato coordinamento della programmazione dei trasporti con le politiche urbanistiche. La base di riferimento è rimasta un PRG obsoleto – così definito dallo steso PUM- che man mano che il tempo passava consolidava la sua inadeguatezza a contenere la congestione urbana, in assenza di un adeguato sguardo al funzionamento degli spostamenti della città nel suo insieme. –

Oggi chi risiede in periferia ha seri problemi di raggiungimento del cuore della città con rischi di esclusione e marginalizzazione sociale.

 Molti cittadini leccesi durante i fine settimana preferiscono spendere il loro tempo libero fuori città, diventando il centro una zona off limits.

Ecco perché non ha più senso guardare ancora al Piano del Traffico.

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