Lecce è in desertificazione. Commerciale.

Confcommercio ha pubblicato uno studio effettuato su 39 città medie italiane – compresa Lecce – per rilevare l’andamento degli esercizi commerciali nel periodo 2008-2015 e analizzare le trasformazioni in atto, confrontando la densità del piccolo commercio tra centro storico e altre aree urbane.

Lo studio ha messo in evidenza che nelle città medie il calo della piccola offerta commerciale è più marcato che nel resto del paese. Rilevando la centralità che ha il tema del commercio nella vita urbana.

A Lecce emerge un costante calo degli esercizi commerciali nelle sue diverse parti:
-8% circa nel centro storico e -10,6% negli altri quartieri.
A questo calo si aggiunge invece un aumento di alberghi, ristoranti e bar.

commercio-1commercio-alberghi

Ma l’analisi di Confcommercio evidenzia un dato ulteriore molto importante:
tra le 39 città analizzate Lecce ha il più basso numero di abitanti per esercizi commerciali: 49,2 abitanti per negozio in sede fissa e ambulante
. Contro i 90 di Terni o i 124 di Parma o i 108 di Perugia, per confrontarci solo con alcune delle città che per grandezza sono assimilabili alla nostra.comercio-densità-abitanti

È pertanto inconfutabile che nella nostra città sono in crescente e costante aumento le medie e grandi strutture commerciali, dislocate senza un chiaro disegno e senza nessuna strategia di compensazione, come evidenziato nelle settimane passate.

E’ innegabile che l’apertura di una media grande struttura se da un lato può favorire la rigenerazione di un ambito urbano, dall’altro erode l’offerta del piccolo commercio.

Nella nostra città le medie e grandi strutture non sono sorte nell’ottica di porsi come poli attrattori capaci di riqualificare ambiti urbani degradati, né coerentemente ad un bilancio sulla loro densità. Al contrario sono sorte più per addizione, per riempimento di vuoti, spesso voltando le spalle a ciò che le circonda: basti pensare al complesso Agave.
Ne hanno risentito quindi sia la qualità degli spazi pubblici, la loro vita quotidiana e le economie del quartiere, sia la qualità degli spostamenti.
Il commercio è una catena, si porta dietro tante variabili: sociali ed economiche, della mobilità.

Come un interessante articolo pubblicato da Linkiesta rileva, l’apertura di un centro commerciale se porta benefici occupazionali di breve periodo, determina esternalità negative in altri ambiti urbani, ad esempio i centri storici, che sempre più omologano la loro offerta, rischiando di perdere competitività.
Dobbiamo essere consapevoli che se vengono distrutti i negozi di un centro storico, non è possibile ricostruire un tessuto sociale in tempi brevi. Questo in Francia lo hanno capito molto bene e stanno cercando di trovare un nuovo equilibrio dopo anni di svuotamento delle città a favore dei centri commerciali. Per questo è necessario un correttivo, attraverso una regolamentazione intelligente

Cosa sta facendo Lecce in tal senso?

La giunta nei giorni ha deliberato la realizzazione del cosiddetto Distretto Urbano del Commercio individuandolo nella zona compresa tra Piazza Mazzini e la 167. Il centro storico è fuori; Santa Rosa – dove il fenomeno della desertificazione è notevole – è fuori, come pure San Pio ed altri ambiti urbani. Perché?

Analizzare l’offerta commerciale esistente in tutta la città, (comprendendo i mercati), leggere la tendenza in atto e incentivarne una nuova qualificandola per l’esercizio di vicinato (la filiera agroalimentare e forme miste di commercio),  connetterla al  sistema dell’ accessibilità (trasporto pubblico-privato, densità di parcheggi, aree pedonali, percorsi di mobilità dolce) è utile? Noi pensiamo di si.

Il Mercato di S. Rosa, per citare un esempio, può diventare un centro polifunzionale di servizio dove si mescolano prodotti alimentari, artigianato, e della promozione del territorio e dei servizi di informazione ?

La fiscalità urbana non è l’unico strumento utile per contrastare la desertificazione; è lecito ad esempio chiedersi quale bilancio emerge oggi a dall’istituzione delle Zone Franche.

Come prevede la Legge Regionale 24/2015 “Codice del Commercio” i Comuni hanno il compito di contrastare il fenomeno della desertificazione commerciale con la redazione di un documento strategico  che guardi alla città nel suo complesso, che intersechi politiche urbanistiche e offerta commerciale.
La nascita del distretto commerciale senza questo documento, e senza alcun nesso con il nuovo PUG,  rischia di essere una scelta appesa sul nulla e ininfluente.

Rita Miglietta.

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