Lecce 2015: un milione di euro, un impianto di condizionamento.

Arrivati alla fine di marzo del 2016  si può tirare una linea per fare il bilancio di quello che è stato LECCE 2015 Capitale Italiana della Cultura.
E rispondere a due domande decisive per valutare il senso di questo lungo percorso, cominciato nel 2013 con la presentazione della nostra città per la candidatura a CEC2019 (mancato) e chiusosi con il riconoscimento minore ottenuto dal MIBACT, pari ad 1 milione di euro:
1. come abbiamo speso questo finanziamento straordinario?
2. cosa resta di questa esperienza alla città?

Per scoprirlo dobbiamo partire dalla delibera n. 809 del 13 luglio 2015 con cui la giunta trasmette al Ministero le schede delle attività previste e programmate. .

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Quindi un robusto cartellone di spettacoli e appuntamenti; più una serie di interventi su alcuni dei nostri beni architettonici e monumentali finalizzati principalmente a migliorare l’accessibilità degli stessi (tema cruciale indicato tra le utopie del nostro progetto LECCE2019).

Abbiamo chiesto ai settori cultura e lavori pubblici la rendicontazione delle attività svolte, anche per capire che percentuale – non essendo stato precisato nella delibera di programmazione – è stata assegnata a ciascuna delle attività indicate nella destinazione del milione di finanziamento ricevuto.
Il risultato è stato il seguente:
circa 950.000 euro hanno finanziato il ricchissimo cartellone di eventi Lecce2015;
circa 52.000 sono serviti ad adeguare l’impianto di condizionamento del Teatro Paisiello, unico intervento realizzato tra quelli indicati nell’attività materiale T3.

Queste quindi le percentuali di utilizzazione di questo finanziamento straordinario e irripetibile: 95% per spesa in eventi, 5% per investimento materiale.

Cosa resta, quindi, di concreto, duraturo, tangibile alla comunità di questo lungo percorso oltre concerti, mostre, festivals, performances?

Un impianto di condizionamento finanziato con i soldi del Ministero.
E tanti nostri spazi pubblici ancora inaccessibili.

C’è una idea di “investimento culturale” in queste scelte:
che evidenzia l’ordine di priorità che spesso viene fissato quando bisogna decidere come impiegare le risorse pubbliche;
che ribadisce la tendenza a considerare ogni spettacolo un evento, cioè un avvenimento di grande importanza e degno di memoria;
che descrive bene un modo diffuso di associare impropriamente spettacolo e cultura.

 

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