La Masseria Ghermi segna un novità importante.

L’emergenza abitativa non è risolta;
il disagio sociale resta;
la povertà non diminuisce.

L’apertura della prima struttura comunale destinata a chi non ha un letto per dormire, una tavola per mangiare, un bagno e una doccia per lavarsi è comunque una buona notizia.

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Che va salutata con soddisfazione, nonostante il ritardo accumulato.
Non basta, lo sappiamo: l’offerta di questa spazio non copre la domanda di attenzione e assistenza che resta alta, come ci ricorda la Caritas; l’apertura di questo centro non cancella anni di opacità nella gestione degli alloggi popolari, su cui si sta finalmente provando a fare luce.
Ma è un segnale importante in un momento in cui crescono povertà assoluta e relativa;  il nostro sistema di welfare nazionale è ancora del tutto inadeguato a farvi fronte; i comuni si trovano nella drammatica situazione di dover gestire la crescita drammatica dei bisogni sociali disponendo di minori risorse.

Oggi la nostre politiche di assistenza e supporto a chi vive in situazioni di disagio sociale sono fragili. Senza il fondamentale lavoro delle solidarietà garantito dalla diocesi la situazione sarebbe ancor più grave.
Da tempo diciamo che dobbiamo sapere fare di più con meno.

Questo non significa alzare bandiera bianca e deresponsabilizzarsi.
Dobbiamo essere consapevoli della della necessità di dotare Lecce di tutti gli strumenti di governo per la gestione dell’emergenza abitativa in città finora inesistenti. Dobbiamo essere consapevoli che nella costruzione del bilancio comunale è tempo di azzerare gli stanziamenti sulla serie storica (ribadire impegni degli anni precedenti) e rimodulare la spesa pubblica sulla base di nuove priorità.
Deve essere questo il terreno di confronto politico maggioranza-minoranza.
Non è più possibile pensare di fare le stesse cose del passato in un paesaggio sociale oggi profondamente cambiato. In peggio.

L’apertura della Masseria Ghermi è il primo vero intervento di politiche sociali pubbliche nei confronti della povertà. È giusto coglierne il significato.

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