“Save the coast Lecce”. Il testamento pubblico di un fallimento politico e amministrativo

Tutti gli interventi posti in essere dall’Amministrazione Comunale sulle marine leccesi non hanno mai risposto ad una logica organica ed unitaria che soddisfacesse le effettive esigenze del territorio”.
La sistemazione ed infrastrutturazione delle aree in questione è stata condotta perciò in maniera saltuaria e rarefatta, disseminando deficienze e carenze in termini strutturali, infrastrutturali, paesaggistici e naturalistici, e giammai rispondendo ad un ampio progetto generale volto ad una crescita ed ad uno sviluppo sostenibile della zona”

Polemiche della minoranza a Palazzo Carafa?
Denuncia degli organi di informazione?
Attacco del comitato civico “Guardiani del Farò”?
No:  sono le parole con le quale l’Amministrazione giudica quindici anni di governo e contenute nella premessa del progetto SAVE THE COAST LECCE oggi rilanciato dal consigliere Lamosa, delegato del Sindaco Perrone sulle marine.
Il testamento pubblico di un fallimento politico e amministrativo.

Così un’altra volta dobbiamo riavvolgere il nastro per riordanare date, fatti, impegni, opinioni.
SAVE THE COAST LECCE è un progetto promosso dagli Assessorati Lavori Pubblici e Ambiente, approvato con una delibera del 2013, – si, tre anni fa -, e finalizzato alla messa a punto di una strategia di intervento per la riqualificazione delle marine.
La delibera conteneva un protocollo d’intesa che doveva far convergere manifestazioni d’interesse di imprese, cittadini e istituzioni in un insieme di interventi per il risanamento ambientale delle marine. E’ rimasta una mera dichiarazione d’intenti cui non è corrisposto un concreto cambio di rotta.
Ecco perché oggi la ricomparsa di quel progetto come risolutore dei problemi delle nostre marine altro non è che una nuova voce dell’inventario delle promesse non mantenute.

Già all’epoca denunciammo il fatto che quel progetto era debolissimo perché sganciato dagli strumenti di pianificazione: Piano delle Coste, PUG e Rigenerazione, tutti necessari a porre in essere qualsiasi serio progetto di programmazione. La delibera e il protocollo di intesa,infatti, non fanno nessun cenno agli strumenti attuativi di un progetto di riqualificazione in essere pur assumendo come premessa la Legge Regionale 21/2008, quella sui Programmi di Rigenerazione; che, come abbiamo ricordato nei giorni scorsi, l’Amministrazione Perrone non ha voluto implementare sul nostro litorale perimentrando un ambito costiero specifico; un’inadempienza grave che fino ad oggi ha escluso Lecce dai corposi finanziamenti regionali sulla rigenerazione dei paesaggi costieri.

Ci chiediamo, quindi: su quali basi è possibile che un soggetto privato manifesti interesse a collaborare con il Comune e investire somme senza nessuna garanzia sulle regole urbanistiche nonchè sui servizi che un Ente Pubblico deve garantire ad un investitore?

SAVE THE COAST LECCE altro non è che un brand, come scritto nel Protocollo una “scatola, un grande contenitore, un coperchio comune”.
Dopo tre anni in cui nulla si è fatto oggi possiamo ribadire che in realtà si tratta di “una scatola clamorosamente vuota di conoscenze e strategie per il rilancio delle nostre marine”.
L’idea stessa di presentarlo come la risposta dell’amministrazione Perrone alla polemiche di queste settimane pare un atto di insopportabile arroganza.

San Cataldo, Frigole, Spiaggiabella, Torre Chianca, Torre Rinalada sono il luogo politico e simbolico nel quale più si sono addensate in questo lungo ciclo di governo le promesse tradite, gli annunci vuoti, le rivoluzioni immaginarie.

Oggi l’unica vera notizia resta la mobilitazione di un gruppo di cittadini giustamente insofferenti e stanchi di questa narrazione del nulla.

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