Torre Veneri: visita della commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti.

La notizia è che la commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, presieduta dall’on.le Alessandro Bratti è venuta oggi in Puglia. Mete della commissione: la discarica di fanghi industriali brindisina
di Micorosa, la realtà problematica di Taranto, il poligono militare di Torre Veneri. Cosa hanno in comune: lo dice il nome della commissione di inchiesta. Il ciclo dei rifiuti e le bonifiche.
Infatti il poligono di Torre Veneri, interessato proprio in questi giorni dalla Valutazione di Incidenza Ambientale del suo disciplinare d’uso, presso la Regione Puglia, deve fare i conti con gli obblighi finora non assolti.
L’inchiesta penale che si era conclusa un anno fa con l’archiviazione per la difficoltà di individuare le persone su cui incentrare la responsabilità penale di comportamenti durati anni, aveva avuto un punto fermo: c’era stata una gestione dei rifiuti in violazione del codice dell’ambiente.
Inoltre a seguito delle risultanze delle analisi compiute dagli stessi militari erano emersi valori altissimi di superamento della soglia di concentrazione di inquinanti quali piombo e rame.
Purtroppo abbiamo appurato in questi giorni che il piano di caratterizzazione redatto dal Disteba dell’Università del Salento, su incarico del Ministero della Difesa, non ha tuttora avuto seguito.
Il Piano prevedeva un cronoprogramnma di sei mesi entro cui verifiche , campionamenti ed analisi e valutazioni dovevano essere completati. Il piano di caratterizzazione è stato approvato a settembre 2014.
Da allora quanto doveva essere fatto per legge è stato disatteso. Quando ci hanno detto che l’Università del Salento aveva verificato la salubrità dei luoghi non ci hanno detto la verità.
L’Università ha predisposto il Piano. Le analisi, le verifiche concrete, che doveva fare Arpa Puglia, una volta commissionate dal Ministero della Difesa non sono mai state effettuate.
Le bonifiche più volte sbandierate sono rimaste pure intenzioni. Sono stati effettuati solo spazzamenti superficiali e modestissime attività in mare, del valore queste ultime di poche migliaia di euro di costo.
Dopo la vicenda giudiziaria erano stati trasmessi gli atti alle autorità competenti perché le bonifiche ritenute necessarie fossero effettuate. La Conferenza di Servizi ha approvato un piano di caratterizzazione che ci doveva dire quali rischi fossero in corso nell’area del Poligono. I termini temporali sono scaduti. Nulla è stato fatto in un anno e mezzo. Intanto si spara ancora.
La venuta della Commissione Parlamentare di Indagine, che accomuna la realtà del Poligono alle ben note aree critiche di Micorosa a Brindisi e della disastrata realtà industriale di Taranto, ci dice che forse il “mare più pulito d’Italia” avrebbe ed ha bisogno di uno sguardo più attento e della realizzazione di quanto obbligatorio per legge e finora disatteso.

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