ALÌ, NAMAITALLAH: I NOMI, LE STORIE

FEBBRAIO, 27, sabato. Porta Napoli , Lecce.
Grazie a Francesca Carrozzo ed Alessio Faggiano, due splendidi ragazzi che mi hanno coinvolto nell’organizzazione della Marcia Europea per i Rifugiati a Lecce, insieme alla infaticabile Anna Anna Caputo, sono al raduno prima della partenza della marcia.
Tanti ragazzi, molti giovanissimi. Hanno in mano cartelli che dicono “aprite i confini”, “clandestino”, “restiamo umani”. Un pò di emozione.
Poi si avvicina Alì, pakistano, un gran sorriso, mi stringe la mano e vuole fare una foto insieme.
Due proiettili nella gamba, uno ancora da estrarre. Giocava a calcio. Ora non più. Ricordo del paese da cui è fuggito. Poi la lunga marcia: Iran, Turchia, Grecia, Macedonia, Croazia, Austria. Poi Roma e ora Andrano.
Namaitallah è molto più minuto. Il corpo e le mani tremano di un fremito inarrestabile. Le braccia sono segnate da cicatrici. È afghano. Mi dice che i Taliban hanno messo fatto saltare casa sua con una bomba. Lo shock gli ha lasciato un tremore come un forte Parkinson. Gli darò anche il microfono in piazza Sant’Oronzo: dico della bomba. Lui dice no, nessuna bomba. Poi mi si avvicina in disparte e sussurra: “scusa ma non riesco a parlarne, mi provoca troppa emozione…”.
Scusa tu NAMAITALLAH.
Scusa anche i muri, i braccialetti, i CIE, il filo spinato, i muri, la nostra pancia piena e l’indifferenza.
Anche per Alì, per Namaitallah, per Saiba, che non manderà più i soldi alla famiglia in Senegal:
NON MURI, MA PASSAGGI SICURI
‪#‎SafePassage‬
gabriele molendini
la marcia dei rifugiati a Lecce

la marcia dei rifugiati a Lecce

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