Lecce è il suo mare.

Leggiamo di incontri organizzati dal delegato del sindaco alle marine per fare il punto sulla situazione del nostro litorale.
Leggiamo l’intervista al responsabile scientifico del nuovo PUG di Lecce che suggerisce le iniziative da intraprendere lungo la costa per renderla una risorsa turistica conveniente.
Leggiamo di una assemblea pubblica convocata a San Cataldo da un nuovo comitato “i guardiani del Farò” promosso dall’amico Simone Mele che si propone di diventare la sentinella delle marine leccesi.
Molto bene. E’ tempo che questo tema entri con prepotenza nell’agenda politica della città come l’inchiesta del Nuovo Quotidiano Di Puglia sta cercando di fare.
Ci permettiamo di ribadire – come anticipato ieri – che per dare concretezza al confronto è importante avere memoria di quanto è mancato e consapevolezza di quello che serve .
Per non dimenticare che questi ultimi quindici anni sono stati puntualmente scanditi da annunci-impegni.progetti-finanziamenti-lavori che non hanno sottratto le marine leccesi dalla loro condizione di trascuratezza e abbandono.
Ed evitare quindi che ad occupare la scena siano protagonismi inconcludenti e propositi evanescenti.
Un esempio aiuta meglio a capire.
Fino ad oggi nessuno dell’amministrazione Perrone – neanche l’architetto Ricci consulente del PUG – ha ricordato che nel 2012 venne annunciato-presentato-promosso il progetto di Rigenerazione delle Marine leccesi: questionari su carta e on line, un applicazione digitale e magliette e conferenza stampa.
Quello che resta di questo lavoro lo si trova nel sito dedicato che raccoglie le idee proposte dai cittadini tese a dare maggiore centralità allo spazio pubblico, alla naturalità, all’accessibilità.
Eppure non se ne parla: che fine ha fatto?
Un lavoro propedeutico alla redazione del Documento della Rigenerazione Urbana delle Marine di cui non c’è ancora traccia e che non entra tra i contributi di conoscenza del nuovo PUG.
Così come non si parla della Piano delle Coste tassello fondamentale per tenere assieme riqualificazione, tutela, sviluppo del nostro litorale e che da oltre cinque anni attende di essere licenziato dall’assessorato alla pianificazione urbanistica.
Per valorizzare le marine le idee non mancano, come si vede e si legge dalle idee raccolte nei questionari e dalla proposte dei lettori che scrivono al Nuovo Quotidiano di Puglia.
Per tutti, o quasi, l’urgenza è quella di disegnare una spazio pubblico chiaro ed accogliente: capace di  mettere il  lungomare  in continuità con la spiaggia pubblica, le piazze, la litoranea che deve diventare una strada lenta belvedere;
capace di rendere gli stabilimenti balneari paesaggisticamente compatibili con l’erosione costiera;
capace di rendere il mare anche un luogo dove promuovere sport acquatici come la vela e la pesca  e la corsa e la bici, ad esempio;
capace di offrire la suggestione e l’attrattività di un’area compresa tra l’oasi naturalistica delle Cesine, il Sic di Torre Veneri, il Bosco di Rauccio;
capace di fare percepire al turista che Lecce è non solo pietra (barocco) ma anche mare;
capace di rendere S.Cataldo, Frigole, Torre Chianca  accessibili e collegate con un sistema di trasporto pubblico alla città anche con un ridisegno delle strade di collegamento che mettano al centro la sicurezza e il paesaggio (cosiddette strade parco).
Per le nostre marine non è prioritario – come qualcuno pensa – sollecitare investimenti privati, pur importanti. Ma attivare l’investimento pubblico in un’area lasciata per troppo tempo allo spontaneismo senza regole.
Per le nostre marine non è decisivo – come qualcuno pensa – che la politica faccia un passo indietro. Serve semmai che ne faccia due avanti per assumersi nuove responsabilità.
Le idee non mancano. Gli strumenti ci sono (Pug, Piano delle Coste, Piano delle mobilità sostenibile, Rigenerazione urbana). La voglia dei cittadini si fa sentire.
Serve una regia sensibile e intelligente capace di tenere tutto assieme.

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