Per tutelare il piccolo commercio serve il PUG. Ma a Palazzo Carafa se non sono dimenticati.

La scorsa settimana abbiamo diffuso i dati relativi alle apertura di medie e grandi strutture di vendite a Lecce nel decennio 2005-2015. Evidenziando come i metri quadri di superficie totali autorizzati (37.000 circa) fossero molto superiori a quelli indicati nel Piano di programmazione delle rete distributiva locale approvato dal Consiglio Comunale (25.000 circa).
S’è reso quindi necessario un approfondimento in commissione con i responsabili del settore Annona nel corso del quale sono emersi alcuni punti decisivi:

1. i dati diffusi fotografano nitidamente la trasformazione avvenuta in questi anni nell’offerta commerciale in città;
2. le modifiche legislative intervenute a seguito del recepimento della cosiddetta “Direttiva Bolkestein” – recepite nell’ordinamento italiano con il D.lgs 59/2010 – hanno introdotto una sostanziale liberalizzazione del sistema autorizzatorio previsto per l’apertura di nuovi esercizi, che viene giustificato solo se ricorrono motivi di interesse generale;
3. la Regione Puglia ha dovuto quindi adeguarsi alle nuove previsioni approvando nel 2015 il nuovo Codice del Commercio che disciplina i criteri per il rilascio delle autorizzazioni delle grandi strutture (da 2.501 a 15.000 metri quadrati); e che assegna ai comuni la responsabilità di programmare eventuali aperture delle medie strutture (da 600 a 2.500 metri quadrati) attraverso i propri strumenti urbanistici.

Questo significa che oggi le amministrazioni locali hanno un solo strumento per poter “governare” il commercio sul proprio territorio: il piano urbanistico generale. Attraverso il quale stabilire se esiste un fabbisogno di nuova superficie e dove eventualmente localizzarlo. La politica può ancora assolvere, quindi, ad una funzione di gestione degli interessi in gioco.
La domanda che ci si è posti è stata quindi semplicissima: come?
La risposta è contenuta nell’art.12 della stessa legge regionale: nel quale si prevede che i comuni si dotino del Documento Strategico del Commercio col quale procedere ad un’analisi di dettaglio dell’offerta presente – articolata per dimensione, tipologia, localizzazione, criticità, bisogni – a all’individuazione della possibilità di insediamento di nuove strutture commerciali.

Alla luce di questa fondamentali precisazioni è stato sorprendente apprendere che pur essendo in fase ormai avanzata nella redazione del nuovo PUG ad oggi non ci si è ancora dotati del Documento Strategico del Commercio. In sostanza il settore urbanistica del comune non ha dialogato col settore annona per capire se c’è bisogno di prevedere eventuali aree di espansione commerciale o se – come i numeri suggeriscono – c’è una saturazione di medie e grandi strutture di vendita che soffocano il piccolo commercio.
Senza questo fondamentale strumento conoscitivo ogni scelta è miope (priva di lungimiranza), arbitraria (priva di riferimenti normativi), discrezionale (libera da vincoli).
Tutto il contrario di quello che serve alla città.
Per questo abbiamo presentato una mozione urgente per chiedere l’attivazione delle procedure necessarie all’approvazione del Documento Strategico.
La cui assenza non solo pregiudica l’iter del PUG ma espone le nostre piccole attività commerciali a rischi ulteriori.

 

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