Dove va il CPIA?

Questa mattina la commissione consiliare istruzione – convocata su mia richiesta – ha esaminato il problema della sede del CPIA di Lecce.
Non è stata presentata al momento nessuna soluzione
che garantisca nel lungo periodo la disponibilità di uno spazio funzionale ai bisogni dell’utenza.
L’unica opzione offerta dal comune – per voce del vice sindaco e dei dirigenti all’istruzione e all’edilizia scolastica – è l’assegnazione di alcune aule presso l’edificio di via Carrara (zona le Vele), in coabitazione con una scuola dell’infanzia e una scuola primaria;
ciò al fine di poter indicare una sede di svolgimento delle lezioni a quanti sono intenzionati ad iscriversi per l’anno 2016-2017. Una soluzione provvisoria considerata inadeguata ed insoddisfacente da parte del dirigente scolastico e del direttore amministrativo del CPIA, presenti ai lavori.

La situazione continua quindi ad essere ingarbugliata con grave nocumento per l’attività didattica svolta.
Ho rilanciato quelle che a me paiono le soluzioni più adeguate che l’amministrazione può offrire.

1. trovare in città un edificio di circa 20 aule da prendere in locazione a partire da settembre (ce ne sono diversi disponibili): il bilancio comunale è nelle condizioni di poter sostenere una spesa annua massima di 80.000 – 100.000 euro;
oppure
2. utilizzare le aule vuote (circa 15) della scuola media “Alighieri” in via di Vereto (che occupa solo 6 classi) all’interno della quale sono già presenti alcuni corsi del CPIA: ottimizzare gli spazi disponibili senza oneri aggiuntivi (se non quello a necessari a a rendere indipendenti gli accessi) vale il sacrificio di una coabitazione che alcuni giudicano inopportuna;
oppure
3. ritirare dal mercato l’edificio scolastico comunale di via De Simone – attualmente assegnato in comodato d’uso gratuito all’associazione antiracket Salento – e messo in vendita: le ragioni di pubblico interesse devono e possono prevalere su ogni altra considerazione.

Le alternative non mancano.
Quella che difetta – probabilmente – è la consapevolezza politica che il CPIA è una scuola pubblica a tutti gli effetti; e che quindi bisogna impegnarsi a trovare soluzioni adeguate all’importanza della funzione pubblica ad essa assegnata; l’alfabetizzazione linguistica dei migranti – fondamentale strumento di integrazione – e la formazione scolastica per gli adulti.

Non è solo un problema amministrativo.
Serve per questo un più incisivo e attento ruolo delle massime istituzioni teritoriali, sindaco e presidente della provincia. Finora mancato.

(carlo salvemini)

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