Lecce, la città futura ed i conti con i debiti

Nella favola “La cicala e la formica”, mentre le operose formiche lavoravano per procacciarsi le provviste per l’inverno, l’allegra cicala, se la spassava cantando. Al sopraggiungere dei rigori dell’inverno la cicala bussò alla porta delle formiche: “Sono io, la cicala! Ho fame, freddo e sono senza casa! – La cicala?! Ah! mi ricordo di te! Cos’hai fatto durante l’estate mentre noi faticavamo per prepararci all’inverno? – Io? Cantavo e riempivo del mio canto cielo e terra! – Hai cantato? – replicò la formica – Adesso balla!”

Pochi giorni fa OpenBilanci ha pubblicato dati e classifiche (2013) dei Comuni italiani misurando il rispetto della regola per cui la spesa corrente va finanziata con le entrate corrente e non ricorrendo all’indebitamento.
“La legge obbliga i Comuni a finanziare le uscite solo attraverso le entrate correnti, ma non tutti ci riescono. Il rischio di indebitarsi rappresenta certamente il pericolo più grande per i Sindaci italiani. Specialmente quando la legge impone regole da rispettare per gli amministratori locali. Fra queste, spicca la necessità di mantenere un equilibrio fra entrate ed uscite.
L’indicatore di openbilanci.it “equilibrio della parte corrente” misura quanto il Comune riesca a rispettare il pareggio di bilancio imposto dalla legge, che richiede di finanziare le spese di gestione solo attraverso le entrate correnti, evitando quindi di ricorrere all’indebitamento. Maggiore è la percentuale e migliore è l’equilibrio e quindi il rispetto della regola” (cit. OPENBILANCI).

Ebbene il Comune di Lecce fa registrare un indicatore dell’86,73% che dimostra come la spesa corrente faccia ampio ricorso all’indebitamento anziché, come di regola, trovare equilibrio nelle entrate correnti.
Nella classifica dei Comuni da 50.000 a 200.000 abitanti (sempre Fonte Openbilanci) l’indicatore dell’86,73% colloca Lecce al 107° posto su 126 Comuni di tutta Italia.
Se si restringe il confronto alla Puglia, fra Comuni della stessa fascia, Lecce risulta all’11à posto su 12.
Pere rendere meglio l’idea: il Comune di Taranto, 4° in Italia e primo in Puglia, ha un indicatore del 123,57%, Barletta del 106,18%, Brindisi del 101,98% .

Un Comune quale Lecce, sempre sull’orlo del dissesto finanziario, invece di gestire oculatamente i propri bilanci, aumenta l’indebitamento seminando il proprio, anzi, il nostro futuro, di nuvole nere.

Ci auguriamo tutti di non doverci trovare in un domani non lontano a sentire rivolte alla nostra amministrazione comunale le parole che nella favola la formica rivolge alla cicala: “Hai cantato? Adesso balla!”

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